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Qualche giorno fa abbiamo sollevato più di un dubbio sul giudice Franco Lardelli, che presiede la Camera di Protezione del Tribunale d’Appello, organo a cui fa ricorso – tra le altre cose – chi contesta le decisioni prese dalle ARP. Avevamo anche anticipato che avremmo fornito ulteriori prove a conferma dei nostri dubbi, aggiungendo il minor numero possibile di parole, lasciando che sia il lettore a farsi un’idea propria.

Cosa è successo

Siamo a dicembre del 2016, un reporter indipendente vuole fare una video intervista a Franco Lardelli, tra i due c’è uno scambio di email (in nostro possesso) mediante il quale viene stabilito che il giudice si farà intervistare il 16 gennaio del 2017. L’ultima email inviata da Lardelli al reporter si conclude con un “BUONE FESTE!” (tutto in maiuscolo, con aria gioiosa).

L’intervista ha luogo e il reporter tocca dei nervi tanto scoperti che il giudice, nel giro di poche ore, gli invia una formale diffida:

Una versione, come si vedrà sotto, ben diversa dalla realtà dei fatti. Non possiamo asserire (né pensiamo) che il giudice stia mistificando l’accaduto, siamo propensi a credere che non abbia ben compreso i termini dell’intervista. Infatti il reporter risponde:

Nella missiva del 17 gennaio (scritta e spedita in meno di 24 ore dall’intervista per ordine di un giudice che lamenta di dirigere un ufficio sotto-staffato) il giudice ritiene che il reporter, zio di una bambina martoriata dalle ARP e vittima di (per il momento presunti) abusi da parte di un adulto, abbia “estorto con l’inganno” l’intervista. Un’accusa che non intendiamo lasciare cadere nel vuoto.

Qualcosa però stride: è assolutamente vero che il reporter è zio di una bambina caduta nelle maglie delle ARP ma l’intervista, di carattere ben più generale, ha permesso di stabilire che:

Il giudice Lardelli ha quindi sostenuto che la procedura utilizzata nel caso della nipote del reporter non è ammissibile e, al posto di porre rimedio a un errore che egli stesso ha reso pubblico, ha minacciato il reporter affinché non divulgasse l’intervista, dimenticando che a supporto della verità, questa volta, c’è un filmato.

Questo è quanto, in attesa di interpellare il Consiglio della magistratura e di pubblicare sul nostro blog sia la nostra lettera sia l’eventuale risposta.

Rinnoviamo la nostra domanda: il giudice Franco Lardelli è al posto giusto?

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