Articolo di PM – Tio del 23/08/2019

La vicenda di un cinquantenne bellinzonese, attivo nei City Angels, riapre il dibattito sulle persone sotto tutela. Fino a che punto si può spingere l’autorità?

Voglia di un mestiere “normale”

– La storia del nostro interlocutore è travagliata. Nel 2005, dopo il divorzio dalla moglie, da cui ha avuto due figli, è vittima di una grave depressione. Viene messo sotto tutela e ricoverato alla clinica psichiatrica di Mendrisio. «E pensare – dice il cinquantenne – che fino a quel momento la mia vita lavorativa era stata lineare. Io ora vorrei uscire dall’invalidità. Vorrei tornare a fare un mestiere “normale”».

Complimenti sul lavoro

– L’uomo è parecchio abbattuto. Perché, parole sue, l’attività con i City Angels lo gratifica. «E mi piace fare i servizi serali anche in settimana. Sul lavoro mi hanno fatto anche i complimenti per questo. Non vedo perché il mio curatore debba decidere come occupare il mio tempo libero».

Un contributo importante

– Giuseppe Modica, responsabile dei City Angels, rincara la dose. «La persona in questione con noi si trova bene. Dà un contributo importantissimo. E per le spese non ci sono assolutamente problemi, perché noi aiutiamo sempre i membri del nostro gruppo che si trovano in eventuali difficoltà economiche».

Le preoccupazioni del curatore

– Tio/20minuti ha interpellato il curatore del cinquantenne. Per capire come è possibile che una persona venga limitata in un’attività di volontariato. «Io non sono contrario al fatto che lui faccia volontariato – ribatte – ben venga. Il problema si pone quando lo fa in settimana. Perché col suo mestiere si deve alzare presto. Non vorrei che ci fossero scompensi».

Le trasferte in Italia

– Poi si parla delle trasferte in Italia. «Non si tratta tanto di spese. Ma del fatto che se dovesse succedergli qualcosa in questi frangenti ci sarebbero delle ripercussioni a livello di rendita AI. È una delle mie principali preoccupazioni. Questa è l’unica entrata che gli permette di vivere decorosamente. Non dimentichiamoci che il signore in questione è sotto cura psichiatrica».

Il farmaco sospeso

– Già, lo psichiatra. Il cinquantenne da qualche mese ha deciso spontaneamente di non prendere più farmaci. Un fatto che preoccupa, e non poco, il curatore. «Si trova in una situazione di euforia, in cui pensa di potere fare tutto ciò che vuole. Nel suo caso specifico, non va bene. Io mi devo attenere agli ordini dei medici».

L’appello

– Di tutt’altro avviso, Modica. «Da quando il nostro volontario ha smesso di prendere quei farmaci, lo troviamo più lucido e più attivo. Al di là di questo, chiediamo alle autorità, ai medici e al curatore maggiore flessibilità affinché il nostro amico non venga limitato in un’attività che gli fa bene e che gli piace. Qui trova affetto e amicizia».

 

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