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(Foto: pixabay.com/CC)

Articolo di Giuditta Mosca del 10/08/2013

Elena Paltrinieri. Ricordate questo nome. Elena Paltrinieri di Lissone (Monza).

Cosa c’entra una psicologa italiana con un’autorità Svizzera, in questo caso l’Autorità Regionale di Protezione 8 di Lugano? Vale la pena spendere due parole: la Lega dei Ticinesi, movimento politico di destra, continua a criticare l’abbondanza di lavoratori stranieri (soprattutto frontalieri) in Svizzera e, ovviamente, non si può dare torto ad un partito che lotta per contenere la disoccupazione dei residenti.

Ciò che la Lega non sa è che le autorità ricorrono a persone italiane (come in questo caso, nemmeno in Ticino non ci fossero psicologi) e che a capo di tali istituzioni c’è l’onorevole Norman Gobbi, un leghista. Ma torniamo alla Paltrinieri.

L’ARP 8 di Lugano ha commissionato una perizia su due minori, affidata alla citata specialista. Il rapporto stilato è una sassaiola contro il padre dei ragazzi, ritenuto malato mentale.

Fino a qui potrebbe non esserci nulla di particolarmente fuori luogo, una storia triste come tante. Eppure…

Eppure una perizia è un test clinico a tutti gli effetti. Come quello del sangue, ad esempio.

Ora immaginate di andare dal vostro medico curante e questo, senza prelevarvi il sangue, lo analizza. Come è possibile? Non è possibile, infatti.

Però Elena Paltrinieri ci è riuscita, ha diagnosticato al “padre” (più avanti spiegherò perché sono ricorsa alle virgolette) una serie di devianze psicologiche e psichiatriche non curabili senza nessun test. Nessuno. Lo ha fatto al telefono. Se un medico facesse una diagnosi al telefono verrebbe soprannominato “santone” o “guaritore”… una psicologa che fa una perizia al telefono, invece, è una professionista affidabile. Chi lo dice?

Lo dice l’ARP 8 di Lugano che, in base alla perizia fatta al “padre” (più avanti, abbiate pazienza) ha vietato a quest’ultimo di parlare al telefono coi figli, figli che non può vedere da quasi 5 anni.

Beh, direte voi, le autorità ticinesi non possono certo arrivare ovunque, si sono affidate ad una psicologa, mica ad una maga. Due obiezioni: la prima è che Elena Paltrinieri crede di essere brava (lo ha detto lei al padre, questa volta senza virgolette) e quindi è riuscita a fare una diagnosi scientifica usando il telefono e senza somministrate i test che, di fatto, convalidano qualsiasi esame medico.

La seconda: le ARP hanno un membro fisso che deve avere una preparazione psicologica. Anche l’ARP 8 ne ha uno, si chiama Daniela D’Ottavio del Priore. E’ quindi possibile che la D’Ottavio del Priore non sappia che la sua collega italiana ha fornito un lavoro inutilizzabile? Oppure lo sa e ha preferito tacere perché i figli altrui non sono importanti? Non si sa.

Ora arrivo a spiegare le virgolette usate per scrivere “il padre”. Perché Elena Paltrinieri (né la D’Ottavio del Priore) possono provare di avere parlato con il padre dei minori. E come potrebbero? Ecco un altro motivo per il quale una perizia fatta al telefono è tutt’altro che valida.

I due minori non hanno più rapporti con il loro genitore, per via di una perizia fatta al telefono “al padre”.

Incredibile, vero? No. Incredibile ma vero.

Succede a Lugano. Non dimenticate questo nome: Elena Paltrinieri, Lissone (Monza).

 

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