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Il 4 dicembre 2021 ilCronista, in collaborazione con l’Associazione StopARP, ha pubblicato un articolo relativo a uno scambio di corrispondenza avvenuto tra la nostra Associazione e i vertici della divisione della Giustizia, organo sottoposto al dipartimento delle Istituzioni. Corrispondenza che è stata estesa, in copia, al direttore Norman Gobbi e al giudice Franco Lardelli, presidente della Camera di protezione del Tribunale d’appello, organo che sovraintende l’operato delle Autorità Regionali di Protezione (ARP).

Dopo avere sollecitato i principali partiti ticinesi e non avere ottenuto risposta, l’Associazione StopARP si è rivolta direttamente al parlamento. (Qui il documento).

I fatti in sintesi

Un’ARP ha deciso di sottoporre una donna a una perizia. Esiste la prova che lo psicologo che ha somministrato la perizia ha tentato di manipolare le risposte della donna durante i test di rito.

L’Associazione StopARP, che ha esaminato centinaia di casi di cittadini seguiti dalle ARP, sospetta da tempo che ci sia, oltre a una tendenza ad applicare misure non necessarie, anche un abuso nell’uso di perizie psicologiche di diversa natura. A destare maggiori sospetti però sono due aspetti: se da una parte le perizie danno quasi sempre esiti infausti (come se i cittadini soffrissero di alienazioni in massa) c’è anche il dubbio che queste siano fatte al riparo da principi scientifici.

L’Associazione StopARP ha quindi interpellato la divisione della Giustizia, che fa capo all’avvocato Frida Andreotti, la quale sostiene che l’ufficio da lei diretto non sia quello preposto per risolvere la questione. Secondo il parere dell’Associazione medesima, però, l’avvocato Andreotti omette di applicare l’articolo 31a della Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato secondo il quale: “Il dipendente che, nell’esercizio delle sue funzioni, ha notizia di un reato di azione pubblica è tenuto a farne immediato rapporto al Consiglio di Stato o al Ministero pubblico, trasmettendogli i verbali e gli atti relativi; qualora ne informi il Consiglio di Stato, esso è tenuto a trasmettere immediatamente la segnalazione al Ministero pubblico”.

Da quel momento la comunicazione tra la pubblica amministrazione è l’Associazione si è bruscamente interrotta. Nessuna risposta.

Ora è il turno del parlamento: si attendono sviluppi.

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